Alzi la mano chi utilizzi quotidianamente il filo!

 

Ecco, esatto, quasi nessuno.

O meglio, quei pochi che lo usano potrebbero essere protetti dal WWF come i panda o le linci, animali a rischio estinzione. Quando si usa il filo? Quando si incastra qualcosa tra i denti!

A difesa di questo strumento, bistrattato dai più, devo ammettere che sia veramente utile: abbassa notevolmente  il rischio di insorgenza di carie interprossimali, quelle che si presentano tra un dente e l’altro, soprattutto nei molari. Consente inoltre di evitare che la porzione di gengiva interdentale si infiammi e che si presenti conseguentemente gengivite. Molto utile, dicevamo, ma non si vende nella maniera più attraente, si incastra, si ingarbuglia, fa sanguinare le gengive, implica molti movimenti molto precisi… e potrei continuare all’infinito.

Il mio consiglio è quello di trovare una motivazione per usarlo quotidianamente, la mia negli anni è stata la necessità di essere coerente con quello che “predico”, inutile motivare a usare il filo interdentale se in primis non lo uso io!

 

Altre motivazioni possono essere: non avere appunto carie tra i denti, mantenere un ottimo stato di salute.

In alternativa, molto comode, sono le forcelle tendifilo, archetti con il filo già teso che evitano i movimenti delle dita e consentono un utilizzo più agevole. Lo scovolino o similari può essere indicato in zone dove ci sia più spazio tra un dente e l’altro, dove l’uso del filo sarebbe poco efficace, ma questo, lo approfondiremo in un altro post.