Chi soffre di odontofobia?

 

L’appuntamento con il dentista, si sa, per molti rappresenta qualcosa di spiacevole.

Nella mia pratica quotidiana assisto con una frequenza elevata a madri che piuttosto di recarsi in studio partorirebbero altre volte o signori che han vissuto la guerra volerci tornare.

Possono sembrare esagerazioni, ma le situazioni appena citate sono realmente accadute.

Nonostante ciò, questi pazienti si sono presentati all’appuntamento.

Questo non accade per chi soffre di odontofobia, ovvero una vera e propria fobia del dentista, accreditata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo uno studio il 20% della popolazione ne è affetta.

I motivi di questo disagio sono evidenti anche per un particolare che può sembrare banale ma a mio avviso non lo è: la bocca è una delle zone più intime del nostro corpo, oltre a una delle più sensibili.

Altro discorso è legato alla distanza tra me e il paziente al momento della cura: parliamo della zona intima (0-0,5 m), diversa rispetto alla zona sociale (1-4 m), dove intratteniamo rapporti sociali formali.

Osserviamo quindi “un’ invasione”, seppur finalizzata al trattamento, di questa zona, con l’effetto di fastidio o di disagio.

Quali sono le strategie che metto in pratica in studio per affrontare i pazienti che ne soffrono?

  • accogliere e validare la fobia, approfondendo se ci siano cause specifiche che possano innescarla (strumenti, posizioni, ecc…)
  • evitare ogni forma di giudizio, creando un ambiente sereno in cui il paziente si possa sentire a suo agio. Qualunque informazione può essere richiesta inerente alla seduta o al piano di trattamento
  • procedere per gradi, si può iniziare con piccoli passi per poi raggiungere l’obiettivo
  • comunicare al paziente che in qualunque momento con un suo cenno della mano io interrompo la cura. Questo vale sempre, anche quando si ha bisogno di riposare la bocca o risciacquare
  • in collaborazione con l’odontoiatra, adottare tutte le misure che possano ridurre il disagio: applicazione di desensibilizzante, anestesia locale, sedazione cosciente o ansiolisi

Da non sottovalutare anche l’importanza di far accomodare il paziente puntuale, in modo tale da evitare che in sala d’aspetto possa aumentare lo stress.